Family wine: Ferdinando e Mario Zanusso. Azienda i Clivi.

Vini senza confini

10 Luglio 2020

Erano gli anni ’60 quando Ferdinando Zanusso, andando spesso a Parigi per lavoro, scopre e assaggia alcune bottiglie di grandissimo valore, molto diverse da quelle che trovava nelle osterie della sua città natale, Treviso.

Inizia così a studiare il vino e tutte le sue implicazioni culturali e storiche. E nel giro di 20 anni, periodo in cui si dedica a un grande lavoro di ricerca e approfondimento della cultura enoica, affianca all’amore per i vini francesi, quello per i friulani, i toscani e i piemontesi di storici produttori.

Più Ferdinando studiava e più sentiva la necessità di mettersi in gioco in prima persona e, a metà degli anni ’90, acquista una piccola vigna di due ettari sul versante sud del Monte Quarin a Brazzano di Cormons, terra natia di sua moglie. A questa si aggiungeranno poi i vigneti a Corno di Rosazzo, nei Colli Orientali, situati accanto a una casa diroccata che viene successivamente ristrutturata e oggi ospita la cantina interrata.

In quegli anni entra in azienda Mario, il figlio di Ferdinando, portando con sé nuove idee che ancora oggi sono i capisaldi dell’azienda: la vinificazione con lieviti indigeni e l’utilizzo delle vasche in acciaio, neutre, per evitare ogni possibile influenza del contenitore.

Il momento della svolta per i Clivi è però il 2008. In quell’anno padre e figlio piantano il primo vitigno di Ribolla Gialla e portano a termine una vendemmia resa difficilissima dalla peronospora che ha attaccato i vigneti.

Le problematiche di quel periodo fanno capire a Mario e Ferdinando cosa vogliono dai loro vini: nessuna chiarifica, spremitura di solo mosto fiore, malolattica a seconda della stagione e una maturazione lunghissima sulle fecce fini trattate in legno.

Iniziano quindi a vinificare i vitigni separatamente puntando a un’idea “sottrazione” e di recupero della leggerezza nei vini. A questo processo si affianca anche il ritorno a una certa moderazione alcolica, con gradazioni più vicine alla grande tradizione di queste terre, per tornare a vini bianchi freschi e con un’estetica più classica.

I vigneti de i Clivi sono distanti pochi chilometri uno dall’altro, ma ricadono in due diverse zone a denominazione di origine e anche in due distinte province: nel Collio Goriziano l’uno e nei Colli Orientali del Friuli l’altro. Entrambi portano i nomi dei toponimi dove crescono, Brazan e Galea, e si trovano su due colline a 200 metri sul livello del mare con esposizioni a sud (Collio) e sud-est (Colli Orientali).

Le vigne hanno tutte un’età compresa tra i 60 e gli 80 anni con radici molto profonde e prosperano nei terreni di questa parte del Friuli che sono composti da marne arenarie, ossia rocce sedimentarie di origine marina, formate da strati di argilla e frazioni di calcare.

Le radici scavano negli strati più profondi di queste marne, chiamate Flysch di Cormons, raggiungendo nutrienti e macroelementi che donano alle uve una personalità unica che le rende profondamente legate al pezzo di terra da cui provengono. Assieme alla geologia, anche il microclima e l’esposizione di questa piccola area sono i fattori determinanti per la riuscita di questi vini unici.

I venti che giungono dal mare si infrangono sul monte Quarin a Brazzano di Cormons e scendono dalle Prealpi Giulie, per lambire le colline di Gramogliano a Corno di Rosazzo. Una distanza minima di pochi chilometri che, inframezzata da una breve pianura, apporta macrodiversità sensoriali così evidenti che Mario e Ferdinando hanno deciso una vinificazione separata dei vigneti, in quello che con il nobile termine francese si definirebbe “cru”.

Il mosto fiore è quello che si ottiene dalla prima spremitura dell’uva, quando ancora non sono state spremute a fondo le bucce e la polpa. Nella pratica comune più diffusa il mosto viene spremuto fino a una resa pari al 70% del peso dell’intero grappolo, ma l’estrazione di mosto fiore utilizzato da i Clivi si ferma al 60%. Le vinacce vengono poi restituite alla vigna come compost naturale, chiudendo il cerchio. Si ottiene così un mosto limpido e pulito che porta a vini estremamente fini, brillanti, con delle sfumature che vanno dal miele di acacia ai colori dei limoni in fiore.

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