Family wine: Melchiorre Balbiano. Azienda Vitivinicola Melchiorre Balbiano e figlio.

Una famiglia per il Freisa

4 Maggio 2020

A pochi passi dal centro di Torino, attraversata piazza Vittorio Veneto e il ponte sul Po, alle spalle della chiesa della Gran Madre salendo verso la collina, c’è Villa della Regina. La villa, voluta da Maurizio di Savoia, all’epoca della sua costruzione, i primi anni del 1600, era una casa di campagna dove soggiornavano le sovrane sabaude. Era circondata da campi e da vigne che col passare dei secoli sono state trasformate in strade, cortili di palazzi del quartiere Borgo Po. Il tempo e le vicissitudini non sono stati clementi con Villa della Regina e, alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, dove passeggiavano le madame Savoia c’era solo sterpaglia che aveva inghiottito non solo quello che era rimasto della Villa dopo i bombardamenti della II Guerra Mondiale ma anche la parte di terreno che la circondava. Nel 1994 la Soprintendenza per i beni artistici e storici del Piemonte inizia i lavori di disinfestazione e restauro che sono durati oltre dieci anni fino alla riapertura del 2007. Nel giardino è stata riportata in vita la vigna, così che nel 2008 è stato possibile eseguire la prima vendemmia di Freisa. Il ripristino della vigna si deve all’energia profusa da una famiglia che alla riscoperta e alla valorizzazione del Freisa, un vitigno autoctono del torinese, ci lavorava già da tre generazioni: i Balbiano.

Originari di Andezeno, un paese a 20 chilometri dal capoluogo piemontese, i Balbiano iniziarono la loro attività nel 1941, quando il podestà del paese rilascia a Melchiorre il permesso di vendita all’ingrosso di vini e uve. Sono gli anni ’70 quando a Melchiorre si affianca il figlio Francesco che porta in azienda idee nuove volte al continuo miglioramento del Freisa di Chieri. Il duro lavoro dei Balbiano è riconosciuto anche dal mostro sacro dell’enologia, Luigi Veronelli, che nell’edizione 1988 della sua guida alle migliori cantine italiane, inserisce l’Azienda Vitivinicola Melchiorre Balbiano e figlio esortandoli a continuare il lavoro che stanno facendo con il Freisa. Dalla vendita sfusa o in damigiana si passa alla bottiglia, la cantina si trasforma, le tecniche di vinificazione e le strumentazioni sono sempre più curate e avanzate. La svolta fondamentale avviene quando Francesco decide che è tempo di spostare la cantina di produzione dalla sede storica alla nuova sede, presso la cascina dove la famiglia abita da tempo. L’investimento per la ristrutturazione e i macchinari è enorme e Francesco, per finanziarlo, inizia la sua avventura di esportazione negli Usa che lo porta nel giro di pochi anni a essere presente in molti Stati.

È il 2002 quando nasce il Consorzio di Tutela e Valorizzazione delle DOC Freisa di Chieri e Collina Torinese e, naturalmente, Francesco è eletto all’unanimità presidente. L’esperienza maturata come produttore e come presidente del Consorzio fanno sì che Francesco Balbiano sia individuato dalla Direzione Regionale per i Beni Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte come il consulente perfetto per un ambizioso progetto che si cerca di far partire: il reimpianto del Vigneto Reale di Villa della Regina a Torino. Il progetto viene seguito da Luca, figlio di Francesco ed esponente della terza generazione di Balbiano. Negli anni, in azienda al Freisa si sono affiancati altri vini del territorio come il Collina Torinese Bonarda DOC, il Collina Torinese Barbera DOC, il Piemonte DOC Bonarda, il Bianco e il Rosato dell’Arco, il Collina Torinese Cari DOC, il Malvasia di Castelnuovo don Bosco DOC e gli spumanti Brut Rosè “Chiulìn” e Cherium Brut.

Verso la fine degli anni ’80, al momento di costruire la nuova cantina e il punto vendita, si è posta una decisione da prendere riguardo la grande quantità di oggetti della cascina Balbiano. Buttare o conservare? Il dilemma venne risolto quando si risistema il vecchio ricovero per le carrozze, un’ampia sala al piano terra della cascina, ormai inutilizzata. La sala ristrutturata diventa la sede del Museo Balbiano che oggi conta più di 1500 oggetti che raccontano la vita contadina del ‘900. Da una costola del Museo delle Contadinerie, nasce Il Museo del Giocattolo Antico che raccoglie oltre 600 pezzi, che vanno dalla fine dell’800 alla metà degli anni ’50. Dal 2015 lo spazio dedicato ai giocattoli è ulteriormente aumentato grazie all’inaugurazione di una nuova sala dedicata ai giocattoli femminili.

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