Family wine: Nicola Faccilongo. Azienda Agricola Paglione.

Cacc’e Mmitte, il vino dei contadini

4 Maggio 2020

In ogni calice di vino c’è un vero e proprio racconto, così considera e confeziona ogni bottiglia l’Azienda Agricola Paglione. Un lavoro quotidiano nei campi è poi impreziosito dall’energia in ciò che avviene nella trasformazione delle uve, quasi un ricamo. In terra di Lucera, nel foggiano, tra i Monti Dauni e il Tavoliere delle Puglie troviamo l’azienda agricola che nasce agli inizi degli anni novanta (1994) dall’unione delle famiglie Faccilongo e Albano.
Ogni calice un racconto, si diceva, poiché secondo la filosofia di famiglia ogni vino è il frutto di una narrazione che arriva da lontano, da quella prima generazione di agricoltori – negli anni sessanta – che piegati sulle viti ne coltivavano i germogli. E i vigneti in questa terra calcarea, a volte pietrosa senza nessuna irrigazione artificiale, emanano energia e sono coltivati a regime rigorosamente biologico come il Nero di Troia, il Sangiovese, il Montepulciano, la Malvasia Bianca e il Bombino Bianco. Gli stessi vigneti sono adagiati tra rossi campi di pomodoro, bionde distese di grano e verdi uliveti. Ma torniamo alle origini di quel 1994 quando le famiglie Faccilongo e Albano, con Beniamino e Maria Costanza, agricoltori da sempre, iniziano la conversione dell’azienda in biologico per poi dotarsi di un proprio laboratorio di trasformazione nel pieno rispetto per la terra, la storia e la cultura del territorio della Daunia e della necessaria valorizzazione dei vitigni autoctoni. Così come gli insegnamenti e l’energia tramandati da Nicola, classe 1930, agricoltore ma soprattutto il nonno di tutti coloro che varcano la soglia della masseria Paglione, guidata oggi dal nipote Nicola Faccilongo, che ogni 25 aprile ama ricordare un aneddoto accaduto al termine della Seconda Guerra Mondiale quando i soldati americani arrivavano a Lucera. Nonno Nicola, appena adolescente, ascolta e impara dal loro l’inglese: “Hurry up! Hurry up!” incitavano i soldati e lui ripeteva “Ariopp, Ariopp!” e non ha mai smesso fino ai giorni nostri. L’energia di nonno Nicola la si ritrova in ogni calice di vino.

Il Cacc’e Mmitte ha iniziato a produrlo ben prima del riconoscimento della Doc, tanto da essere fonte e memoria storica per quanti ne vogliono sapere di più. Il nome letteralmente significa “togli e metti”, poiché la vinificazione era fatta in cantine in uso a più persone. Ne usciva un vino semplice da bere in ogni pasto, a tavola e nei campi durante il quotidiano duro lavoro. Si tratta di un vino assai caratteristico, preparato lasciando solo per poche ore le bucce sul mosto. Ciò si riflette nel colore e nei profumi assai pronunciati. Per comprendere però bisogna andare nella vigna, iniziare dalle vite.

Nel corso del passare delle stagioni in prossimità di ogni vendemmia, prima della meticolosa selezione delle uve, nelle vigne aziendali si procede con una serie di “potature e defogliazioni” – a seconda delle piogge e del clima – per proteggere i grappoli e consentire al rame e allo zolfo naturalmente presenti nei terreni di svolgere il loro fondamentale lavoro. Tutto nel rispetto della filosofia dell’azienda, la fermentazione è condotta spontaneamente e cioè senza l’aggiunta di lieviti. Da qui le note rustiche che ne fanno apprezzare il vino prodotto. E sempre per gli stessi motivi non si esegue nessuna operazione di filtraggio nel pre-imbottigliamento. L’affinamento avviene in botti di acciaio oppure in barrique ma nel secondo passaggio. L’etichetta principe dell’azienda Paglione è appunto il DOC Cacc’e Mmitte di Lucera che trova i territori vitati di Lucera, Troia e Biccari. “Metti le uve e leva rapidamente il mosto” si pigiava così l’uva nei palmenti (in dialetto, cacc’) che i proprietari affittavano ai produttori di vino. In giornata si doveva completare l’operazione per lasciare il palmento a un altro produttore, che immetteva le uve da pigiare nelle vasche (in dialetto, mmitte). La Doc Cacc’e Mmitte è stata riconosciuta nel 1975 e riguarda una produzione vinicola ricercata dagli intenditori e dagli addetti ai lavori, riscontrando un certo interesse. Altro vino, altra etichetta per l’azienda paglione: il Caporale è simile al primo. Vino deciso e schietto, prodotto dalle uve Nero di Troia, Bombino Bianco e Sangiovese. Dopo sei mesi di affinamento va per altri quattro in bottiglia, ne esce un rosso fermo secco di colore rubino con riflessi violacei. Al naso i profumi del territorio: melograno, lampone e prugna. In bocca tutta la freschezza dei frutti così da essere felice abbinamento a a lampascioni e marasciuoli, involtini di peperoni e pomodori secchi – ottimi quelli prodotti dalla stessa azienda Agricola Paglione – oltre ai primi piatti accompagnati da sughi importanti e cotti magari con il rinomato pomodoro Prunill prodotto proprio in queste territori. Ma questa è altra storia!

Articoli simili